A prima vista
“La Tempesta” di McTaggart e il concetto di figura-sfondo in Gestalt
“La Tempesta” di McTaggart e il concetto di figura-sfondo in Gestalt
Davanti al dipinto del pittore scozzese William McTaggart possiamo dire che “quasi non sai cosa guardare per primo”. Prendiamoci qualche istante per guardare The Storm (1890) e proviamo a stare con le percezioni che ci toccano.
Vento, cielo, onde, figure umane sono catturate da pennellate frenetiche che non separano gli elementi, che sembrano emergere e scomparire continuamente. Da cosa è attirato il nostro sguardo? Una situazione perfetta per un’esperienza che ci porta nel cuore di uno dei principi fondamentali della terapia della Gestalt, il rapporto figura-sfondo.
Guardando con consapevolezza The Storm possiamo fare esperienza del modo con cui produciamo la realtà percettiva nell’approccio gestaltico.
Nel dipinto osserviamo colori simili tra cielo e mare, pennellate spezzate, movimento diffuso su tutta la superficie: il risultato è che figura e sfondo tendono a fondersi. Il linguaggio pittorico suggerisce e sostiene una sorta di instabilità percettiva. Le onde non fanno solo da scenario: hanno la stessa forza visiva delle figure umane presenti, del cielo e della luce. Il nostro sguardo non trova un punto di appoggio stabile; l’occhio è costretto a riorganizzare continuamente ciò che vede. Da un punto di vista gestaltico, il nostro sistema percettivo cerca una figura dominante, ma il dipinto la rende instabile. E’ come se il nostro stesso occhio facesse esperienza della tempesta. Non vediamo solo una tempesta: la sperimentiamo attraverso la difficoltà di separare figura e sfondo.
La tempesta non è “davanti” a noi come scena ordinata; siamo immersi in un campo dove tutto è attivo.
Ciò che normalmente sarebbe sfondo (mare, cielo, atmosfera) assume qualità da figura sostenendo un fenomeno centrale nella Gestalt: figura e sfondo non sono proprietà degli oggetti, ma modi di organizzare la percezione, che è sempre attiva.
McTaggart, pur non conoscendo la terapia della Gestalt (che nascerà dopo), dipinge ciò che essa descrive: un mondo percepito come campo dinamico, non come oggetti isolati. Figura e sfondo sono forze in dialogo. Ciò che emerge, le persone in salvo sulla riva, la barchetta al largo sbattuta dalle onde, la schiuma, il punto di luce tra le nuvole gonfie, non sono oggetti isolati, ma eventi percettivi e relazionali. La figura non si limita ad apparire davanti a uno sfondo passivo, ma “emerge dal terreno di possibilità del campo fenomenologico come co-creazione di un confine di contatto” (Margherita Spagnuolo Lobb, 2021) ovvero come risultato di relazioni intenzionali tra organismo e ambiente, tra sé e l’altro.
Si tratta di una prospettiva che amplia la nozione classica di figura-sfondo: lo sfondo non è un mero contesto, ma una riserva di possibilità da cui la figura trae significato e forma.
Roberta Padovano – Supervisor Trainer Counselor Gestalt Bodywork

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