Il vecchio e il mare. Sulla profondità della superficie.
di Roberta Padovano
di Roberta Padovano
Si racconta che i vecchi pescatori di tonni, quando il mare era increspato dal vento e il riverbero della luce rendeva impossibile distinguere ciò che si muoveva sotto la superficie, versassero sull’acqua dell’olio rancido. L’olio si allargava lentamente, distendendo la superficie, attenuando il moto delle piccole onde e smorzando i riflessi. Quasi per incanto, i pesci diventavano visibili.
È un’immagine semplice, quasi dimenticata, eppure custodisce un insegnamento sorprendente. L’olio non modifica la profondità del mare. Non avvicina il fondale, non cambia la posizione dei pesci, non rende più acuto lo sguardo del pescatore. Interviene soltanto sulla superficie. Ed è proprio questo intervento minimo a rendere possibile una nuova visione.
La metafora dell’olio sul mare suggerisce un’intuizione gestaltica: superficie e profondità non si escludono, ma si appartengono. La prima non nasconde la seconda; può renderla visibile oppure impedirne l’apparire. Forse la profondità non è un luogo remoto da raggiungere, ma una dimensione che si rende percepibile quando la superficie diventa trasparente. L’olio non crea ciò che prima non esisteva. Rimuove semplicemente le condizioni che impedivano di vedere. La profondità era già lì; era la superficie, agitata e riflettente, a sottrarla allo sguardo.
È una differenza che cambia il nostro modo di guardare il mondo e di incontrare l’altro. Se immaginiamo che il significato sia sempre nascosto dietro ciò che appare, saremo portati a diffidare dell’esperienza immediata, a cercare continuamente un livello ulteriore, un’interpretazione più profonda, una spiegazione che smascheri le apparenze.
Ma la domanda può cambiare.
Non è più: «Che cosa c’è dietro?»
Bensì: «Che cosa mi impedisce di vedere ciò che è già presente?»
È proprio in questo spostamento dello sguardo che si colloca la prospettiva gestaltica. L’esperienza prende forma nel confine di contatto tra la persona e il mondo. La teoria del campo ci ricorda che questo confine non separa due realtà indipendenti, ma emerge dal campo relazionale che continuamente le genera e le trasforma.
È lì che percepiamo, sentiamo, ci emozioniamo e costruiamo significati. Il corpo, lo sguardo, la voce, il gesto, il silenzio, il respiro: tutto ciò che potremmo chiamare “superficie” è in realtà il luogo in cui l’esperienza si manifesta. La superficie non è il contrario della profondità; ne è la condizione di possibilità.
Anche chi opera in una relazione di aiuto conosce bene questa esperienza. Il lavoro non consiste nello scavare alla ricerca di una verità nascosta, né nell’offrire interpretazioni sempre più profonde. Piuttosto, consiste nel creare le condizioni perché il contatto diventi più limpido. Gli automatismi, il giudizio, le paure e le aspettative funzionano come il vento sulla superficie del mare: producono riflessi, deformano la visione e impediscono di cogliere ciò che realmente si muove nel campo dell’esperienza. Il compito non è eliminare la superficie, ma restituirle trasparenza.
Forse è proprio questo il significato più profondo dell’antico gesto dei pescatori. Essi sapevano che non tutto dipende dall’intensità dello sguardo. A volte ciò che occorre non è guardare di più, ma creare le condizioni perché il mondo possa mostrarsi. È una lezione di pazienza, di fiducia nei processi e nel tempo.
Ed è allora che torna alla mente il vecchio pescatore di Hemingway. Non tanto per la lotta con il grande pesce, quanto per il suo modo di abitare il mare. Egli sa attendere, osservare, lasciarsi guidare dai segni. Conosce la superficie non come un limite, ma come il luogo in cui il mare parla.
Forse il mare insegna proprio questo: la profondità non è nascosta sotto la superficie. È la superficie stessa, quando smette di riflettere soltanto il cielo, a lasciarla finalmente apparire.
Roberta Padovano – Supervisor Trainer Counselor della Scuola FGB
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¹ L’espressione profondità della superficie è ripresa da Pietro Andrea Cavaleri, La profondità della superficie. Percorsi introduttivi alla psicoterapia della Gestalt, FrancoAngeli, Milano.
Photo credit: Roberta Padovano

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